CENTOPASSI E LA SICILIA CHE VERRA’

18 Set 2018

Dal molo di Catania alla piazza di Milano arrivano segni di un tempo difficile ma anche di una vitalità che sembrava smarrita. Questi segni parlano di un pensiero e di un popolo che non si rassegnano alla barbarie ma che sono – al tempo stesso – consapevoli di non doversi più lasciare comprimere in strutture organizzative superate, appesantite, escludenti.

Serve partecipazione più che adesione. Mettersi in cammino e mettersi al servizio. Serve apertura, contaminazione, libertà di dire, di sperimentare, di esserci. Serve una ritrovata capacità di tessere relazioni vere, di saper coniugare principi, valori e diritti con i sentimenti della vita materiale ai quali, di quei principi e di quei diritti, spesso arriva l’eco sbiadita delle nostre celebrazioni. In poche parole, serve pratica politica, non solo buona teoria.

Un’esperienza come quella dei CentoPassi può e deve darsi questa ambizione. Lievito, non recinto. Spazio aperto e plurale, non partitino di testimonianza. Lo possiamo fare perché agli steccati preferiamo i ponti, per l’abitudine a valorizzare le differenze, per la credibilità acquisita in questi mesi.

CentoPassi può svolgere questo ruolo solo a patto di non replicare vizi e presunzioni che hanno segnato le forze politiche della sinistra in Italia e in Sicilia. Settarismo e spregiudicatezza. Chiusura in una dimensione organizzativa rigida e paura del confronto. Sono questi i primi ostacoli da rimuovere.

CentoPassi dovrà, quindi, saper costruire momenti e luoghi in cui tornare a progettare speranza, con umiltà e grande capacità di ascolto. Contribuendo alla costruzione di una proposta politica contemporanea, che sia opposizione ed alternativa ai populismi e alle paure. Che sia pratica politica e non solo teorizzazione. Per farlo.

Certo, CentoPassi dovrà organizzarsi. Non segreterie ma luoghi di ricerca e di esplorazione. Costruire iniziative ampie, aperte, libere. Senza timori e senza dogmi. Essere nei luoghi reali del conflitto e non limitarsi a commentare l’agenda politica da altri dettata.

Per farlo, per mettere radici al nostro progetto politico occorre tornare tutti a discutere, sottraendosi alle dinamiche del confronto tra cosiddetti “gruppi dirigenti”. Per questo ci ritroveremo, con chi vorrà, a Palermo la mattina del 22 settembre. Staremo insieme fino al primo pomeriggio per poi partecipare alla manifestazione del Pride, convinti che in quel corteo – come al molo di Catania – ci siano tutti gli elementi per aprire una nuova stagione di diritti e di speranza. Non solo per la Sicilia.

Appuntamento a Palermo, alla Casa della Cooperazione, alle 10 in punto.