I FRUTTI MARCI DI VITTORIA

03 Ago 2018

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di Francesco Aiello – Il 27 luglio 2018, il consiglio comunale di Vittoria è stato sciolto per condizionamento mafioso, con un decreto del Governo su proposta del Ministro dell’Interno. Il decreto è sostenuto dalla relazione che la Commissione di indagine nominata dalla Prefettura di Ragusa ha concluso, dopo 6 mesi di attività ispettiva nel Comune di Vittoria, che ha individuato serie e fondate ragioni per attivare lo scioglimento degli organi istituzionali dell’ente.  Già la indagine Exit Poll della Procura Antimafia di Catania aveva  accertato  che le elezioni amministrative del 2016 erano state in maniera determinante condizionate dal voto di scambio politico mafioso e dalla corruzione elettorale. E’ stato un brutto giorno per Vittoria e per la comunità vittoriese. Ma lo Stato ha dimostrato la sua presenza , quello Stato in cui credono e a cui si affidano da sempre i vittoriesi laboriosi e onesti. In questi giorni a Vittoria si assiste  ad uno squallido teatrino organizzato dai rappresentanti delle due amministrazioni comunali coinvolte, che gridano al complotto, alla difesa dell’orgoglio vittoriese ferito.

Le grida complottiste sono con tutta evidenza assurde ed irriguardose nei confronti del lavoro della magistratura, degli organi inquirenti e dei Commissari prefettizi oltre che dei vittoriesi tutti.  Non ci si puo’ trincerare nel patriottismo generalista. Occorre invece che la città tutta prenda coscienza di quanto accaduto, ora che il male è stato individuato e reciso, perche’ si possa ricostruire dalle macerie. Vittoria ha toccato il punto più basso della sua storia, ma  i vittoriesi saranno sicuramente in grado di risollevarsi dalle difficoltà.  Occorre per questo avviare una forte mobilitazione e partecipazione dei cittadini alla rinascita, ognuno con le proprie idee, competenze, esperienze. Vittoria può e deve rinascere e ritornare quella città di lavoro e di impegno democratico che è sempre stata.  Occorre pero’ comprendere che i nodi che aggrovigliano la vita di questa grande città siciliana  sono connessi alle condizioni strutturali della economia  in Sicilia e nel Paese. Le agromafie si sono impadronite dei processi produttivi, ne dettano forme e dinamiche,  intervengono nella vita delle Istituzioni democratiche, condizionano il  voto, le decisioni,   la selezione e la qualità dei gruppi dirigenti in vaste aree della Sicilia e del Mezzogiorno. Il giro di denaro è pazzesco e il potere sociale si è spostato in questi anni verso i ceti speculativi, parassitari e mafiosi: hanno quasi tutto nelle loro mani, il mercato del lavoro, il caporalato,  il credito, le dinamiche commerciali che determinano la formazione dei prezzi alla produzione e della filiera.

Qualunque processo di rinascita democratica non puo’ quindi  prescindere dal cambiamento delle regole di funzionamento della filiera agroalimentare e dalla riforma dei mercati agricoli  di produzione e di distribuzione. Le mafie da anni hanno messo le mani su questi processi e ora controllano le campagne e gran parte della commercializzazione del cibo, fresco o trasformato che sia.

Le città del sud est siciliano sono sotto questo profilo simili, presentano le stesse dinamiche e le stesse caratteristiche involutive.

I gruppi politici si adeguano; seguono l’onda del rampantismo e della illegalità, scivolano lungo i sentieri impervi del consenso truccato e dei legami inconfessabili.

E l’affarismo mafioso entra nelle stanze dei municipi, investe tutta l’attività amministrativa, dalla problematica dei rifiuti ai Prg, alle assunzioni, agli appalti, a tutto cio’ che puo’ essere diviso e condiviso.

Il disastro vittoriese è tutto su questo versante. Ed è emblematico di una condizione generale.

Francesco Aiello (ex sindaco di Vittoria)